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Come misurare la chetosi

Pubblicato il 22 Gennaio 2022

Quando si inizia una dieta chetogenica si sente parlare spesso di chetoni e chetosi, termini che sono alla base di questa tipologia di alimentazione.

Chi inizia un percorso chetogenico deve seguire uno schema alimentare ben preciso per poter attivare il processo di chetosi, senza il quale la dieta perde di efficace.

Ma cos’è la chetosi? Come si misura la chetosi? Quali sono i valori per raggiungere lo stato di chetosi? Tutte domande alle quale daremo una risposta nei paragrafi successivi.

Cos’è la chetosi?

La chetosi nutrizionale è una condizione metabolica naturale durante la quale, al verificarsi di alcuni presupposti, il corpo brucia grassi al posto degli zuccheri per produrre energia.

Generalmente, il corpo produce energia dal glucosio, fonte primaria derivata soprattutto dai carboidrati. Gli zuccheri introdotti non vengono tutti utilizzati ma si vanno a depositare nel fegato e nei muscoli.

Quando le scorte di glucosio finiscono, il corpo utilizza una seconda fonte per produrre energia: i grassi.

La produzione di energia attraverso i grassi attiva il processo chiamato chetosi, portando alla produzione dei corpi chetonici.

Questi sono dei derivati dei lipidi con caratteristiche simili agli zuccheri per la loro elevata velocità di immissione e di utilizzo.

La presenza di corpi chetonici porta diversi benefici, tra cui: riduzione dell’ipertensione, riduzione glicemica e abbassamento del pH sanguino. Inoltre, sono molto utili per chi sta seguendo un percorso di dimagrimento.

Infatti, utilizzando i grassi come fonte energetica, è possibile perdere peso più velocemente, gli accumuli adiposi vengono rilasciati e il corpo si trasforma migliorando la forma fisica.

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Come si entra in stato di chetosi?

Per entrare in stato di chetosi, generalmente, bisogna assumere in media 50 grammi di carboidrati, associati a una quantità di proteine medio/bassa.

Tuttavia, il metabolismo di ogni persona funziona in modo diverso, per cui è possibile entrare in chetosi anche mangiando 70-80 gr di carboidrati al giorno, oppure, per alcuni, sarà necessario introdurne meno di 50 gr.

Per questo motivo è consigliato misurare i chetoni per capire effettivamente se il corpo è entrato o meno in chetosi, evitando di affidarsi solo al conteggio dei carboidrati introdotti.

Valori della chetosi

Prima di vedere come misurare i chetoni, è importante capire quali sono i valori che portano allo stato di chetosi.

Iniziamo col dire che non ci sono valori precisi per tutti, poiché il livello di chetoni è soggettivo e dipende da diversi parametri tra cui dieta e stile di vita.

I seguenti valori sono indicazioni generali:

  • Sotto lo 0,05 mmol per 1 litro di sangue non si è in chetosi
  • Tra 0,5 e 1,5 mmol/l si parla di chetosi leggera raggiunta dal corpo tramite esogeni Pruvit
  • Tra 1,5-3 mmol/l si è in stato di chetosi ottimale

Valori superiori a 3 mmol/l non sono più efficaci rispetto a quelli che permettono di entrare in chetosi ottimale e, inoltre, possono anche danneggiare la salute.

Valori che superano 8-10 mmol/l, difficilmente sono raggiunti con la dieta e sono correlabili a una o più patologie.

Corpi chetonici: quali sono?

Sono tre i corpi chetonici: acetoacetato, beta-idrossibutirrato e acetone. È importante conoscerli e saperli distinguere.

Acetoacetato

L’acetoacetato è il primo chetone prodotto dall’organismo durante il metabolismo dei grassi, attraverso le cellule epatiche, e rappresenta il 20% dei corpi chetonici nel sangue, oltre ad essere il precursore del beta-idrossibutirrato e dell’acetone.

Viene trasformato in fonte di energia per cuore, corteccia renale e cervello. La quantità in eccesso è espulsa tramite i reni, per cui la sua misurazione può avvenire tramite strisce reattive per l’urina.

Beta-idrossibutirrato o BHB

Il beta-idrossibutirrato prende forma dall’acetoacetato e costituisce il 78% dei corpi chetonici. È il più famoso tra cui segue una dieta chetogenica. Può essere anche introdotto tramite integratori e misurato con esame del sangue o con test fai da te con puntura del dito.

Acetone

Anche l’acetone si forma dall’acetoacetato, ma è meno presente, si parla, infatti, solo del 2%  e non viene utilizzato per produrre energia. È espulso rapidamente dall’organismo tramite respiro e sudore. La sua misurazione viene effettuata tramite test del respiro.

Come misurare i chetoni: strumenti a disposizione?

Se stai seguendo una dieta chetogenica, tutte queste molecole sono presenti nel sangue. È possibile misurarle attraverso diversi test.

Test ematici per la misurazione nel sangue

Con i test ematici si misura la quantità di chetoni presenti nel sangue al momento del prelievo. Ci sono due tipologie di test: quelli che si eseguono tramite puntura del dito e quelli in laboratorio con prelievo venoso.

Il primo tipo di misurazione si esegue con dispositivi portatili prelevando una goccia di sangue da una piccola puntura sul dito. Questi test valutano il betaidrossibutirrato. Il secondo tipo, attraverso un prelievo di sangue, e misurano l’acetoacetato presente nel siero.

Misurazione dei chetoni attraverso il Test delle urine

La misurazione dei corpi chetonici nelle urine da un quadro generale sulla quantità prodotta nel sangue prima dell’esame.

Questo sistema può individuare solo l’acetoacetato e l’acetone, ma non il beta-idrossibutirrato. Vengono usate delle strisce reattive, la misurazione ottimale è al mattino, momento in cui l’urina è più concentrata.

Il risultato del test avviene dopo pochi secondi. È necessario consultare le istruzioni per verificare, in base al colore, il livello di chetosi.

Misurazione dei chetoni attraverso il Test del respiro

Questo test è sempre più utilizzato per misurare il livello di chetosi. Consiste in uno strumento che valuta i livelli di acetone nel respiro. Sono disponibili diversi test validati che necessitano di pochi secondi per la loro esecuzione.

Questo tipo di misurazione non è invasiva rispetto agli altri tipi di test. Tuttavia, presenta dei limiti: il risultato può essere invalidato da molti fattori come l’utilizzo di caramelle, gomme, dentifricio o il consumo di bevande tra cui tè, caffè, tisane e alcolici.

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Qual è il test più affidabile per misurare la chetosi?

Dobbiamo fare alcune considerazioni sull’efficacia e l’attendibilità di questi tre test. Generalmente, gli strumenti digitali, come il test ematico tramite puntura e il test del respiro, effettuano una misurazione numerica, mentre quello delle urine basa la valutazione su un range di colori.

La misurazione numerica è più affidabile, questo perché il colore del test delle urine può anche toccare due risultati diversi, portando a una valutazione approssimativa e non precisa.

Inoltre, c’è da tener conto anche che il livello di acetoacetato nelle urine varia nel tempo, poiché il corpo si abitua alla chetosi nutrizionale, portando a meno espulsione del chetone tramite urine.

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Vediamo una rapida panoramica sui pro e contro dei vari test, che ti aiuteranno a scegliere il test più affidabile per le tue necessità di misurazione:

1) Test ematico con prelievo goccia di sangue

  • Pro: misurazione accurata e non influenzata dall’alcol;
  • Contro: richiesta puntura sul dito e le strisce hanno un costo elevato.

2) Test del respiro

  • Pro: accurato e di facile esecuzione;
  • Contro: investimento iniziale costo, non facilissimo da configurare e misurazione condizionata dall’alcol e altre bevande/sostanze.

3) Test delle urine

  • Pro: economico, di facile esecuzione e non influenzato dall’alcol;
  • Contro: poco preciso e non sempre funzionante.

Quando bisogna misurare lo stato di chetosi?

Non è utile misurare continuamente i chetoni presenti nell’organismo, ci sono però alcuni momenti in cui è necessario per capire come sta procedendo la chetosi.

1) A inizio percorso

Un primo momento è all’inizio del percorso, infatti, misurare i chetoni ti aiuta a capire se sei entrato in stato di chetosi e quindi, se il tuo organismo sta producendo energia tramite i grassi. Inoltre, permette di affinare ulteriormente la quantità di carboidrati giornaliera da assumere per rimanere in chetosi nutrizionale.

2) Per misurare i carboidrati giornalieri

Se vuoi restare in chetosi nutrizionale devi mantenere la stessa quantità di carboidrati per 2/3 giorni. Questo vuol dire che si comincia con 20 gr di carboidrati giornalieri, bisognerà proseguire così per altre 48/72 ore, per poi passare a 30 gr e continuare così per vari giorni.

Questo serve a capire qual è il limite personale di carboidrati che ti permette di restare in chetosi, per questo motivo è molto utile procedere a delle misurazioni periodiche.

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Come detto anche in precedenza, ogni individuo può entrare in chetosi nutrizionale con quantità diverse di carboidrati al giorno.

Ti consigliamo di farti seguire da un nutrizionista professionista che ti aiuterà a capire qual è la quantità di carboidrati giusta per te per entrare in chetosi e rimanerci.

3) Quando si fanno modifiche all’alimentazione

Raggiunga la chetosi nutrizionale, è consigliato misurare i chetoni presenti nel sangue solo quando si apportano modifiche all’alimentazione, per essere sicuro di non uscire dalla chetosi.

Il momento migliore per effettuare la misurazione è al mattino appena svegli, poiché sono trascorse diverse ore di digiuno e potremmo valutare se il corpo sta utilizzando grassi per la produzione di energia.

Se possibile, all’inizio di una qualunque modifica al piano alimentare, sarebbe utile misurare i chetoni 3 volte al giorno: prima di colazione, dopo pranzo e dopo cena poco prima di andare a dormire.

Infine, ricorda che la cosa più importante è quella di ascoltare sempre il tuo corpo. Non sono necessari questi strumenti di misurazione se ti fai seguire da un professionista della nutrizione e se sai riconoscere alcuni segnali tipici dello stato di chetosi: meno desiderio di zuccheri, nessun attacco di fame, migliore lucidità e concentrazione, maggiori energie, buon umore, perdita di peso (se necessaria).

Se noti questi benefici nella tua quotidianità, sicuramente sei entrato nello stato di chetosi nutrizionale. 



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